21 Settembre 2021

RYDER CUP, UNA STORIA AFFASCINANTE INIZIATA NEL 1927

Steve Stricker e Padraig Harrington Steve Stricker e Padraig Harrington

La passione per il golf arrivò improvvisa quando Samuel Ryder, facoltoso commerciante inglese di St. Albans che aveva fatto fortuna vendendo ortaggi e sementi di fiori, era già avanti con gli anni. L'impatto fu così violento che decise, nel tentativo di recuperare il tempo perduto e per migliorare il suo gioco, di assumere per mille sterline all'anno il professionista Abe Mitchell. La scelta non fu casuale, perché Ryder riteneva che con il suo sostegno Mitchell potesse vincere l'Open Championship, ma questa parte del piano non ebbe successo. La storia avrebbe potuto concludersi così, con l'anfitrione divenuto un buon giocatore di golf, ma evidentemente deluso. Invece quella coppia, che si era formata con il miraggio del Claret Jug, era destinata a recitare un ruolo importantissimo nella storia del golf.

L’antefatto - L'antefatto nel 1921 al Gleneagles Hotel, dove si era svolta una sfida ufficiale tra professionisti inglesi e statunitensi, vinta dai padroni di casa. Walter Hagen, uno dei grandi giocatori dell'epoca, rimase colpito dal successo della manifestazione e affascinato dall'idea di riproporla. Ci riuscì nel 1926, questa volta in forma non ufficiale, approfittando della settimana di pausa tra le prequalifiche e l’inizio dell’Open Championship, che in quell’anno si disputava a Sunningdale. Vinsero ancora i britannici, ma l'evento vero accadde dopo il termine della gara quando Hagen si incontrò con Ryder e Mitchell nella club house del circolo. Si discusse a lungo ogni dettaglio e lo scontro tra professionisti statunitensi e britannici divenne una realtà allorché Ryder promise che avrebbe messo in palio una coppa ogni due anni.

Mitchell nell'occasione dispensò sicuramente consigli, ma il suo nome è rimasto associato alla nascita della Ryder Cup per un motivo abbastanza singolare. Sul coperchio della coppa in oro massiccio, dalle linee piuttosto sobrie che Ryder fece preparare, c’è un golfista per la cui realizzazione ci si ispirò allo stance di Mitchell, il quale fu molto fiero della scelta. Il trofeo costò a Ryder 250 sterline. Il primo regolamento della Ryder Cup, mantenuto fino al 1959, prevedeva quattro match di doppio (foursome) il primo giorno e otto singoli nel secondo, tutti sulla distanza di 36 buche, con dodici punti in palio.

Uomo pratico quale era, Ryder non perse tempo.

Il debutto nel 1927 - Il debutto della manifestazione fu fissato per l'anno dopo a Worcester, nel Massachussets. Ci fu subito un problema economico, perché i britannici non avevano il denaro per pagare il costoso viaggio di una settimana via mare. La rivista statunitense Golf Illustrated lanciò una sottoscrizione per reperire i tremila dollari necessari, ma alla vigilia della grande recessione la cifra non fu raggiunta. Fu lo stesso Ryder ad accollarsi il rimanente della spesa coadiuvato dalla Stock Exchange Golf Society, che contribuì con 210 sterline. Il 4 giugno del 1927 fu il capitano Walter Hagen ad alzare la prima Ryder Cup che gli americani conquistarono facilmente con un secco 9,5-2,5. Samuel Ryder non fu presente, così come Mitchell fermato da una appendicite. Questi partecipò alle tre edizioni successive vincendo tre doppi e un singolo nei sei match disputati.

Ryder fu presente al Moortown di Leeds nel 1929 (7 a 5 per i britannici) e a Southport & Ainsdale nel 1933 (6,5 a 5,5 per i britannici). Morì il 2 gennaio del 1936, all’età di 77 anni, per una emorragia. Per volontà della figlia Marjorie Claisen fu sepolto insieme al suo mashie, che nella dizione dell’epoca era il ferro 5 con il quale Ryder si trovava più a suo agio.

Nelle prime sfide vinsero sempre le squadre che usufruivano del fattore campo, perché influiva molto la stanchezza del viaggio e il mancato allenamento. Le cose mutarono nel 1937 a Southport & Ainsdale, quando gli americani si imposero per 8 a 4. Fu il primo di una serie di sei successi, interrotta nel 1957, quando i britannici riconquistarono in trofeo (7,5 a 4,5) al Lindrick Club di Sheffield.

La Ryder Cup subì una interruzione nel periodo bellico e rischiò di chiudere i battenti nel 1947, perché i britannici furono nuovamente alla prese problemi economici. A risolverli ci penso Robert Hudson, titolare di una società che confezionava frutta, il quale si sobbarcò il costo del viaggio sulla Queen Mary.

Nel 1961 fu cambiato il regolamento e gli incontri divennero 24: quattro foursomes e otto singoli in ciascuna giornata, con gli statunitensi che vinsero (14,5 a 9,5) al Royal Lytham & St. Annes, ma due anni dopo ci fu ancora una variante che fu mantenuta fino al 1975. I matches divennero 32 e la Ryder Cup si dipanò in tre giorni. Quattro foursomes e quattro fourballs nelle prime due giornate e sedici singoli, otto al mattino e otto al pomeriggio, nel terzo. Nel 1977 fu operata una drastica riduzione con cinque foursomes, cinque fourballs e dieci singoli.

La svolta epocale - Nel 1979 c'è stata la svolta epocale, con l’implicito riconoscimento da parte britannica che il golf continentale non era solamente un fenomeno limitato alle isole di Sua Maestà. Così la selezione per il team venne allargata anche ai giocatori del resto d’Europa. In buona parte fu una scelta forzata, perché dal 1959 i britannici avevano collezionato solo batoste e l’interesse per la competizione stava evidentemente scemando. Innegabili i benefici. Da sfida circoscritta la Ryder Cup è divenuta una manifestazione ad ampio respiro, suscitando nuovi interessi e, soprattutto, sollecitando l’entusiasmo di un pubblico molto più vasto.

Rinnovata ancora la formula, da quell’anno non è più variata: dodici giocatori per ogni formazione, quattro foursomes e quattro fourballs nelle prime due giornate e dodici singoli nella terza per un totale di 28 punti.

Il nuovo corso ebbe iniziò al The Greenbrier, in Virginia, dove dominarono gli statunitensi per 17 a 11. L’apporto di Severiano Ballesteros e Antonio Garrido, gli unici due giocatori del resto d’Europa, non fu esaltante. Conquistarono un solo punto in doppio, su quattro matches disputati, e persero entrambi il singolo.

Prima di tornare a vincere l’Europa incassò altre due sconfitte e l’impressionante serie si allungò a tredici. In realtà ci furono dodici vittorie statunitensi e un pari, ma per regolamento l’esito nullo lascia il trofeo in mano ai detentori.

La riscossa continentale, però, lasciò il segno con tre successi consecutivi sotto la guida del capitano Tony Jacklin. L'Europa vinse a The Belfry (16,5-11,5) concesse il bis al Muirfield Village (15-13) nel 1987, sul campo disegnato da Jack Nicklaus nell’occasione anche capitano della formazione a stelle e strisce, e conservò il titolo pareggiando nuovamente a The Belfry.

Seguirono due vittorie americane e una europea prima di tornare nel 1993 a The Belfry dove l'Italia ebbe la grandissima soddisfazione della presenza di Costantino Rocca, che poi fu nuovamente in squadra nelle due edizioni successive.

Nella prima occasione giocò solo due match. Perse in doppio insieme a Mark James e in singolo contro Davis Love III. Si prese però la sua rivincita e con gli interessi. Fu tra i protagonisti nella vittoriosa trasferta a Rochester (14,5-13.5), nello stato di New York, guadagnando tre punti su quattro doppi (mise a segno anche una “hole in one”) e perdendo il singolo ancora contro Love III, e fu l’autentico mattatore a Valderrama (14.5-13.5), nel 1997, imponendosi insieme a Olazabal in due dei tre matches di doppio disputati e battendo seccamente in singolo Tiger Woods. Il bergamasco ha un record di sei vittorie e cinque sconfitte. Curiosamente ha affrontato per ben sei volte Davis Love III con il quale ha vinto nei quattro doppi e ha perso nei due singoli.

Nel 1997 si sono verificati due fatti importanti: per la prima volta il capitano continentale, Severiano Ballesteros, non era britannico e sempre per la prima volta, non è stata la Gran Bretagna a ospitare l’evento.

Cambi di data - Nel nuovo secolo la manifestazione è svolta negli anni pari fino alla pandemia. La decisione fu presa dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 negli Stati Uniti. La 34ª edizione si sarebbe dovuta disputare due settimane dopo, ma opportunamente fu rinviaya di un anno, lasciando invariate le squadre. A The Belfry vinsero contro ogni pronostico gli europei, che poi si sono ripetuti nei due eventi successivi con punteggi molto pesanti (18,5-9,5 sia a Oakland Hills, 2004, che al The K Club di Dublino 2006), poi la coppa è tornata in America (16,5-11,5 nel 2008 al Valhalla di Louisville). Poi ancora tripletta continentale: 14,5-13,5 nel 2010 al Celtic Manor di Newport con nel Team Europe Francesco Molinari ed Edoardo Molinari, stesso punteggio nel 2012 a Medina CC nell’Illinois dove c’era nuovamente Francesco Molinari, e un 16,5 a 11,5 nel 2014 a Gleneagles in Scozia.

Gli statunitensi sono riemersi nel 2016 a Chaska, nel Minnesota con un secco 17-11, ma poi sono stati letteralmente asfaltati a Le Golf National di Parigi nel 2018 (17,5-10,5) sotto la spinta di una grande Francesco Molinari, alla terza presenza in squadra, che ha fatto l’en-plein con cinque successi su cinque match, primo europeo a riuscite nell’impresa, quattro nei doppi insieme all’inglese Tommy Fleetwood, per un doppio passato alla storia come “Moliwood” e poi nel singolo contro Phil MIckelson (4/2), mentre a Fleetwood la cinquinta non è riuscita (6/4 da Tony Finau in singolo).

La pandemia ha fatto slittare tutto di un anno e la 43ª sfida sta per avere inizio al Whistling Straits GC, a Sheboygan nel Wisconsin in USA (24-26 settembre),.

Nel nuovo millennio Europa al top - Il bilancio è di 27 successi statunitensi contro 15 europei con entrambe le squadre che hanno ritenuto il trofeo, come detto, una volta a testa dopo pareggio, essendo defender. Prima del 1979 gli USA avevano ottenuto 19 successi contro tre sconfitte, da quella data le cose sono nettamente cambiate con un 12 a 8 in favore del Team Europe, ma c’è da rilevare che gli USA non sono imposti più nel vecchio continente dopo il 1993 e che il bilancio nel nove match degli anni 2000 e di 7 a 2 per l’Europa che quest’anno sarà guidata dall’irlandese Padraig Harrington, mentre l’aktro capitano sarò Steve Stricker. Non ci sarà Francesco Molinari, che dopo aver buttato al vento nelle ultime buche il Masters del 2019 ha probabilmente avuto un contraccolpo psicologico che probabilmente ancora si fa sentire.

Primo piano

  • Sergio Melpignano
    Senior Italian Open,:
    vince James Kingston
    terzo Canonica
    Sergio Melpignano Senior Italian Open: vince James Kingston, terzo Canonica 05/11/2021

    James Kingston ha vinto il Sergio Melpignano Senior Italian Open, ultima tappa dell’Italian Pro Tour 2021 (il circuito di gare nazionali e internazionali della FIG), inserito anche nel calendario del Legends Tour (circuito europeo riservato agli over 50), con il punteggio di 205 (70 67 68, -11) colpi. Il sudafricano, grazie ad un ultimo giro bogey free, ha superato al fotofinish Joakim Haeggman, secondo con 206 (-10). Per lo svedese, leader al termine del secondo round, è stato fatale un bogey alla buca 17. Ottima prova di Emanuele Canonica: l’azzurro ha chiuso al terzo posto con uno score di 207 (68 70 69, -9) insieme agli inglesi Peter Wilson, David Shacklady e John Bickerton. Il 55enne di Ottosdal conquista così il secondo successo in carriera sul Legends Tour dopo quello ottenuto lo scorso luglio al WINSTONgolf Senior Open Invitational. Questa vittoria si aggiunge ad un ricco palmarès che comprende anche undici trofei sul Sunshine Tour, quattro sull’Asian Tour e due sull’European Tour. (Cliccare sul titolo per proseguire)

     

Golf Story

  • I "tre moschettieri"
    e il super maestro
    del golf italiano
    I "tre moschettieri" e il super maestro del golf italiano 15/04/2021

    Da 2 al 5 settembre prossimo tornerà l’Open d’Italia. Sarà la 78ª edizione dell’evento nato nel 1925  che però in tanti anni ha espresso solo sei vincitori italiani, due capaci di fare doppietta, Ugo Grappasonni (1950-1954) e Francesco Molinari (2006-2016) che si sono affiancati a Francesco Pasquali, a segno dell’edizione inaugurale del 1925, Aldo Casera (1948), Baldovino Dassù (1976) e a Massimo Mannelli (1980). Tra i "magnifici sei" soffermiamo l’attenzione su Aldo Casera e Ugo Grappasonni, due esponenti dei mitici "Tre moschettieri" del golf italiano. 

    Del trio faceva parte anche Alfonso Angelini, che non ebbe mai la fortuna di vincere l’Open, ma che detiene un primato probabilmente destinato a perenne imbattibilità: si impose per ben dieci volte nel Campionato Nazionale Omnium, oggi Campionato Nazionale Open.  La loro storia si intreccia con quella di un altro grandissimo personaggio, Pietrino Manca "il maestro dei maestri" che ha trascorso tutta la sua vita al Circolo Golf Roma Acquasanta

    (Cliccare sul titolo per continuare a leggere)

Viaggi

Attualità

Cerca